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Educare alla libertà

Domenica 1 marzo si è svolto il secondo degli incontri del ciclo “Il Gusto della Vita”, organizzato dalla Parrocchia “San Leone II” e aperto a tutta la comunità, non solo a quella parrocchiale.

Relatrice dell’incontro è stata la Dott.ssa Alessandra Rosa Rosa e sintetizzerei l’evento con “Educare alla Libertà”. Educare alla libertà personale, all’autodeterminazione, alla volontà libera.

Ebbene, per noi genitori, non è agevole tale esercizio educativo, poiché educare le proprie figlie e  propri figlii ad essere liberi, significa perderne il controllo e sentire un po’ “sfuggirseli”, per quell’attaccamento insito in noi strutturalmente in quanto tali.

Eppure educare alla libertà significa rendere figlie e figli liberi da qualsivoglia dipendenza: dal rapporto con un’amica o un amico, dal cibo, dall’uso maniacale dello smartphone e dall’accesso compulsivo ai social media, ma anche dall’uso di sostanze e dal gioco ossessivo.  

Le dipendenze di oggi non sono più solo quelle riconoscibili dai segni fisici, come quelle dall’uso di sostanze stupefacenti o alcoliche, ma vanno riconosciute attraverso l’osservazione dei comportamenti e dalla loro regolare ripetizione.

L’incontro con la Dott.ssa Rosa Rosa è stato produttivo e ha indotto a riflettere sul rapporto quotidiano con le figlie e con i figli, ponendo al centro della relazione il dialogo, la libertà da parte loro di potersi esprimere, confidare, affidare, senza timore di incorrere in punizioni o proibizioni, ma non per questo senza avere fisse delle regole.  

La libera determinazione dei figli è veicolata, innanzitutto, dai comportamenti dei genitori, riguardo a quelle che possono diventare dipendenze per loro, quale l’uso continuo dello smartphone, ma anche l’accettazione e la normalizzazione di una relazione sentimentale tossica o il rapporto acritico con il cibo.

Oggi il pericolo può insinuarsi nella dipendenza affettiva da un’amichetta, che se non affrontata col dialogo, può creare le basi per l’abitudine a relazioni sentimentali tossiche; piuttosto che nel rapporto insano con il cibo, indotto da continui inviti a controllarne le quantità e/o la qualità in nome dell’estetica, tanto da generare un disagio psicologico nell’approccio col cibo stesso, che può sfociare in una patologia; oppure nell’accesso ai social media e agli smartphone.

Anche in quest’ultimo caso diventa fondamentale l’esempio dei genitori. L’uso continuo dello smartphone da parte degli adulti genera la convinzione nei ragazzi della normalità e la normalizzazione di determinate abitudini crea dipendenze.

Proibire oggi l’uso dello smartphone ai figli, risulta anacroinistico e rischia di portarli ad essere isolati socialmente; tuttavia l’utilizzo indiscriminato e ossessivo può comportarne l’isolamento relazionale perché abituati a comunicare esclusivamente nella realtà virtuale.

La proibizione può rivelarsi il veicolo più efficace per la “bulimia” affettiva, alimentare e di accesso ai social media.

Allora per essere veramente liberi, occorre, non proibire, ma porre delle regole valevoli per tutta la famiglia.

E quindi, come educare alla libertà i nostri figli e le nostre figlie?

La dott.ssa Rosa Rosa ci indica una linea guida fondamentale: il DIALOGO.

Non l’imposizione, ma parlare di tutto, anche di ciò di cui sono attratti sui social media, spiegare i punti di vista, spronare ad esaminare, a mettersi in discussione in ogni relazione, spiegare i motivi per cui non si condividono determinati contenuti e/o posizioni: sviluppare il senso critico dei figli e delle figlie.

 

Osservare i nostri figli, la regolarità con cui hanno determinate abitudini, è fondamentale per comprendere se siamo difronte ad una dipendenza; la normalizzazione e la giustificazione sociale dei  comportamenti non permetterà loro di autodeterminarsi e di esprimere liberamente la propria volontà e di divenire persone libere.
Raffaella Cesarano
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