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Il significato della Prima Comunione: una matrioska da scoprire

Alcune parole sono grandi grandi. Funzionano a strati, come un sandwich. Brutta metafora: meglio la matrioska.

Ne avete mai vista una? Immagino di no. In Russia non ci va più nessuno e dalla Russia in pochi vengono qui, dalle nostre parti, forse a causa della guerra. Speriamo finisca presto questa guerra.

Guerra, altra parola-sandwich. Una matrioska che più la apri, più la scartocci, più ti ci immergi, più ti avvicini, più ti appassioni, più ne hai fame, più la guardi, più la mastichi, più la vivi, più la soffri, più la respiri… e più la scopri.

Ritorniamo alla Comunione.

Oggi è il giorno della vostra Prima Comunione. Che cosa ricevete?

Una matrioska.

Da fuori è grande, è vistosa, come questa bambolina qui, che vedono tutti, anche i più lontani.

Comunione è innanzitutto emozione. Sensazioni a pelle.

Molti stasera ritorneranno a casa eccitati, emozionati, “stanchi ma felici” – si dirà – e magari commossi al rivedere le foto scattate qui al chiostro.

Comunione è prima di tutto una grande emozione.

“Ho sentito una grande gioia… ho provato un grande amore… il 6 giugno il mio cuore era pieno di… emozione”.

Primo strato.

Se poi apri, ti accorgi che oltre l’emozione c’è dell’altro.

Non è solo emozionante stare qui. È proprio bello.

Lo dissero anche i discepoli di Gesù, un giorno, su un monte altissimo dove il Maestro si fece riconoscere in tutto il suo splendore. San Pietro quella volta esclamò:

“È bello per noi essere qui!”

È proprio bello. La Comunione è bella. La divisione è brutta.

Fare la Comunione significa fare esperienza di bellezza.

È bello cantare.
È bello abbracciarsi.
È bello mangiare insieme.
È bello essere in tanti.
È bello che ci siano gli amici, i nonni e la comunità.

Comunione è bellezza.

Poi apri ancora e ti chiedi: ma cosa rende davvero bella questa festa?

Se fossimo in 1000 persone, magari in un luogo diverso, comunque curato e comunque preparato per me soltanto, sarebbe la stessa cosa?

No.

Perché vivere la Comunione significa vivere un vero senso di amicizia.

Comunione è quella che avete sperimentato con i vostri compagni in questi tre anni.

Comunione è l’amicizia che è nata tra alcuni dei vostri genitori il sabato pomeriggio, durante gli incontri.

Comunione è emozione, bellezza, amicizia.

Non fa una piega.

Ma c’è di più.

Se ci fermassimo all’amicizia ci ritroveremmo in un club. Club Napoli, Rotary Club. Un circolo. Un gruppo di persone che si sono scelte perché hanno molte cose in comune.

Invece Comunione è più dell’amicizia.

Comunione è comunità.

Stare insieme a tante persone non perché abbiamo chissà quale gusto o passione in comune, ma perché facciamo parte della Chiesa.

E scava scava, vedi bene: è molto più quel che ci unisce di quel che ci separa… anche con chi è diverso da noi.

Attenzione, non è ancora finita.

Se resisterete alla tentazione di andar via come dopo il lancio del tocco alla fine delle scuole elementari, se non farete di questo momento una specie di laurea che ormai è fatta, possiamo andare… vivrete un’esperienza profondissima.

Una comunione incredibile che molti, secondo me, non hanno provato mai.

Vivrete quella che san Francesco di Assisi chiamava fraternità.

Meraviglioso.

Sentirsi legati agli altri non dal sangue o dal DNA, ma da un amore più profondo ancora.

Scoprire che apparteniamo non solo a una comunità, ma a una famiglia di cui Dio è il Padre e noi siamo tutti fratelli.

Comunione è fraternità.

E poi?

Cosa può mai esserci di più?

Che noia, non finisce mai questo gioco… eh no, Comunione è un’esperienza luuunga nel tempo. Secondo me, addirittura infinita.

Perché poi le statuette possono confondersi, qualcuna si perde, non si incastrano bene, qualcuna può rovinarsi nel tempo, prende una botta, si scheggia.

E devi riparare, avere tanta cura.

Una matrioska è fragile, come la Comunione.

Che se vai oltre la fraternità, addirittura, cosa vien fuori?

Non ci crederete, lo so.

Vien fuori che fratelli sono tutti, ma proprio tutti, specialmente i più poveri tra i poveri.

Scopri che anche loro ti appartengono, anche chi è solo appartiene a te.

E tu ti apri al servizio.

Nella Chiesa diventi le mani e le braccia della comunità che prova a dire a tutti, proprio a tutti quanti:

siete nostri fratelli!

Ecco il servizio.

Comunione è servizio.

Cosa rimane ancora?

Pensateci un attimino.

Mettetevi nei panni di Francesco o Angelica che vorranno attraversare il percorso per intero:

emozione, bellezza, amicizia, comunità, fraternità, servizio…

Che cosa accadrà a un tratto?

Che Francesco e Angelica si potranno stancare.

E magari rimarranno un po’ delusi perché, rispetto a tutto l’impegno avuto, avranno raccolto poco.

O si dispiaceranno trovandosi a rammendare i pezzi della matrioska con tanta pazienza e fatica, dicendo a un certo punto:

“Ma chi me lo fa fare? Ne vale la pena?”

Allora, solo allora, si svelerà un altro significato della Comunione.

Comunione è Vangelo.

La buona notizia, il Vangelo: Dio che ci ama nonostante tutto.

Dio che ci ama nonostante le crepe alla matrioska.

Dio che ci aiuta a fare Comunione.

Il Vangelo.

Un giorno scoprirete che l’unico motivo per essere in comunione con gli altri sarà il Vangelo.

Punto.

Ecco, abbiamo finito.

Anzi no, scusate.

C’è un altro pezzettino, piccolo piccolo. Che sbadato. Rischiavo di perdere il meglio.

Capita a volte, sapete?

Che della cassatina mangi tutto tranne l’amarena candita.

Che della Chiesa vivi tutto tranne che il cuore.

Che siamo qui emozionati, amici, fratelli, a servizio gli uni degli altri, dimenticando il cuore.

Il Vangelo nel Vangelo.

Accadde anche in Galilea, a Cana, a una festa simile a questa qui, dove due giovani festeggiavano il loro amore, la comunione, scordando di avere tra gli invitati colui che non fa mancare mai il vino della gioia, e che è capace di fare quello che a noi non riesce.

Nascosto, piccolo, minuscolo, spezzato, invitato o forse no, anche in mezzo a noi oggi si intrufola.

Forse è accanto a te.
Forse ti sta parlando.
Forse stai per incontrarlo.
Forse ti aspetta a casa al tuo ritorno.
Forse è da tempo che non lo incontri, dalla tua di Comunione.

Quattro lettere.

Il cuore del tuo cuore.

L’Amore fatto pane.

Gesù.

Gesù.

Pane per una vita intera.

“È bello per noi essere qui!” È proprio bello. La Comunione è bella. La divisione è brutta. Fare la Comunione significa fare esperienza di bellezza. È bello cantare. È bello abbracciarsi. È bello mangiare insieme. È bello essere in tanti. È bello che ci siano gli amici, i nonni e la comunità. Comunione è bellezza.
Don Paolo Anastasio
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