Un brusio in cameretta a notte fonda. Luci spente, qualche flash biancastro tra il battente e la porta. Sono le tre, e una ragazzina domani ha il compito ma non prende sonno. Scrolla.
Un capannello fuori scuola. Decine di mamme e (pochi) papà che confabulano: i ragazzi nervosi, troppi compiti, il bullismo. Ansia. Devo andare ho la macchina in doppia fila, ci vediamo domani abbiamo l’incontro con la preside. Ansia. Mio figlio non lo capisco, mio figlio è plus-dotato, il mio è ADHD. Ancora ansia.
Un bimbo di due anni al seggiolone, in pizzeria. Imbambolato guarda uno schermo. I genitori tranquilli, è l’ora d’aria.
La piazza come un formicaio. Scooter e mezzi elettrici. Un mare di ragazzini. Sembrano felici. Sono uniti. C’è tanta energia nell’aria. Poi volano i caschi. Le sirene. Piazza vuota.
Un campo da calcio in periferia. È la partita del sabato. Sugli spalti adulti con barbe curate e voci grevi. Chi sta giocando e a cosa? Che c’è in palio? La gloria, la noia, il futuro, il danaro?
Solo alcuni fotogrammi pizzicati dal tran tran quotidiano. Genitori e figli alle prese con un tempo nuovo, tutto diverso dal tempo di prima. Quanto prima? Quanto tempo fa era diverso il tempo da questo tempo? Prima del Covid? Prima dello smartphone? Prima che nascesse nostro figlio?
Gli esperti dicono che siamo i pionieri, esploratori maldestri di un mondo nuovo. Era digitale. I ragazzi non conoscono il mondo di prima, noi adulti ne abbiamo nostalgia e a volte ripulsa. Come muoversi? Se prendo un volo per un posto nuovo proverò almeno a documentarmi, prima di raggiungerlo. Anzi, l’ho fatto già: da casa, con gli amici o in agenzia scegliendo vitto e alloggio; o in Rete – per l’appunto – tra blog e pagine dedicate al mio viaggio di scoperta.
E adesso, anzi, qui: chi può guidarci? Se è tutto nuovo per tutti saremo costretti a camminare a tentoni, barcamenandoci alla meno peggio con la speranza di ridurre il danno. Però è tutto così veloce che monta l’ansia e la fatica ti fa arrendere in partenza al pensiero di una sfida smisurata. Quasi quasi torneresti a casa. Tra le quattro mura domestiche e tuo figlio in cameretta e il diciottesimo da preparare e il confronto con le altre famiglie e la paura di restare indietro. Cane che si morde la coda: vuoi o non vuoi questo mondo va affrontato, ché se lo scacci via dalla porta ti ritorna dalla finestra, o dallo schermo.
E la chiesa? Cosa fa qui ed ora? Quello che ha fatto sempre, in ogni era e ad ogni latitudine: provare a farsi accanto alle povertà della gente. Se in Sudan manca la pace, se in Niger manca l’acqua, se in America manca la sicurezza, se in Palestina manca la giustizia, a noi cos’è che manca? Cosa ci manca, pur avendo tutto, come manca il pane? Noi tutti, trasversalmente, Gen-Z o Boomer quali siamo: di cosa abbiamo veramente bisogno?
È passo decisivo, che richiede cioè una decisione personalissima: desidero formarmi, per formare chi mi è affidato?
Nemo dat quod non habet: solo chi ha (nutrimento) può nutrire a sua volta. Altrimenti sarebbe come mettere in bocca a un neonato un biberon vuoto. Verranno le coliche, farà male.
Adulti, genitori, educatori, animatori, capi scout, insegnanti: tutti a raccolta. Camminiamo insieme, esploriamo il mondo nuovo facendo rete. Perché le piccole conquiste di uno divengano patrimonio di tutti e gli errori – inevitabili – di alcuni siano risorsa condivisa. Riprendiamo ad ascoltare, imparare, scoprire, conoscere, approfondire, curare, chiedere, curiosare. Ritorniamo a nutrirci, per riscoprire insieme il gusto della vita.
