Gragnano, prendersi cura dei giovani partendo dagli adulti
Ci sono momenti in cui una comunità si ferma. E altri in cui decide di ripartire, anche dal dolore.
A Gragnano, questo secondo movimento nasce da una domanda semplice e radicale: come possiamo prenderci davvero cura dei nostri ragazzi?
È da qui che prende forma il percorso “Incontra il Gusto della Vita”, raccontato negli studi televisivi di Metropolis Quotidiano nell’intervista a Don Paolo Anastasio, parroco della chiesa di San Leone.
Un’intervista che non parla solo di un progetto, ma di una responsabilità condivisa.
Le parole di Don Paolo colpiscono perché ribaltano la prospettiva.
In un tempo storico in cui mamme e papà si sentono spesso disarmati, soli davanti a sfide nuove e complesse, la Chiesa sceglie di stare in prima linea, offrendo non soluzioni preconfezionate, ma spazi di ascolto, formazione e confronto.
La ferita ancora aperta della morte di Alessandro Cascone, il giovane vittima di bullismo che ha segnato profondamente la città, resta sullo sfondo come un monito silenzioso. Da quell’ombra, racconta Don Paolo a Metropolis, Gragnano ha provato a risvegliarsi. Ma il bisogno, oggi, è ancora forte. Estremo.
La piazza di San Leone è tornata a vivere, a riempirsi di ragazzi, di voci, di notti condivise.
Eppure, come sottolinea il parroco, uno spazio senza adulti diventa terra di nessuno. Un luogo in cui è facile perdersi, confondere libertà con promiscuità, crescita con rischio.
Da qui nasce l’idea di partire dai genitori:
parlare di stili di attaccamento, di dipendenze comportamentali, di disturbi alimentari legati ai social. Temi urgenti, necessari, spesso rimossi.
In un passaggio dell’intervista che lascia il segno, Don Paolo cita una ricerca di Save the Children: il 60% dei giovani tra i 12 e i 30 anni chiede consigli a un’intelligenza artificiale per questioni intime, personali, familiari.
Non è la tecnologia il problema, spiega. È il vuoto relazionale che la rende necessaria.
E allora la parola chiave diventa una sola: tempo.
Tempo scelto, dedicato, non improvvisato. Tempo come valore educativo, come gesto d’amore concreto.
Il percorso promosso dalla parrocchia di San Leone, aperto a genitori, educatori e insegnanti, non promette ricette miracolose. Promette presenza. Continuità. Cura.
E forse è proprio questo, oggi, il modo più autentico per proteggere i giovani:
non indicare loro la strada, ma camminare accanto finché non ritrovano la propria.
