Close

Pellegrini di speranza: il cammino che insegna a cercare ancora

Ma qual è la speranza che anima il tuo desiderio di partire, che ti spinge a metterti in cammino?

Potrebbe essere quella di visitare posti nuovi o di percorrere strade già battute, cambiando però il passo; quella di intrecciare nuove relazioni o di intessere quelle già imbastite con un filo più sottile, di modo che la trama ne risulti più delicata.

Si parte sempre pieni di speranza: quella di avere la capacità di selezionare le cose essenziali da mettere in valigia, per poterla chiudere agevolmente, tanto lo spazio che lascerai sarà riempito da ciò che porterai con te al ritorno; quella di poter dormire serenamente, senza la paura di non sentire la sveglia e rischiare di non alzarti in tempo; o ancora, quella di farti piccola piccola per entrare, con il tuo bagaglio, nella macchina già piena di chi, gentilmente, si è offerta di passare a prenderti. Ma anche, semplicemente, quella di capire se sei nella lista di Lucia o se devi salire sul pullman azzurro «come il cielo e il mare», e di intuire quando ci sarà il pit stop all’autogrill per poter fare colazione e prendere la mezza pillola per la pressione, sperando, nel frattempo, che la fila per il bagno sia abbastanza scorrevole. Quante speranze porti nello zainetto, insieme al foulard che tiri fuori per coprirti quando l’aria condizionata del pullman è talmente alta da farti provare il brivido di un inverno sognato durante tutta l’estate, e al pareo che pensavi di usare sul costume al lago e che invece ti ritrovi a dover usare per coprirti il capo, come le pie donne, e ripararti dalla copiosa pioggia che vien giù all’improvviso, nonostante «Zeus stesse cercando di contrattare con Nettuno» (cit. don Paolo).

E cos’è che speri di trovare al tuo arrivo? Che la stanza dell’hotel sia spaziosa e confortevole, che il condizionatore funzioni perfettamente, passando rapidamente da 30° a 24°, che i tuoi vicini di stanza non siano turbolenti o che il loro russare non ti mantenga sveglia tutta la notte, che la cena sia degna di uno chef stellato e che il pane non sia troppo duro; oppure che il tuo sguardo sia come quello di Damiano, che riesce a vedere tutto bello e tutto buono? Quale speranza porti veramente nel cuore? Quella di riuscire a schivare, uno ad uno, i sassi lanciati da suor Miriam e suor Grazia, per non sentirti mendicante, o quella di farti colpire in pieno dalla sassaiola, come un bersaglio su cui fare centro, perché quel dare senza aspettarti nulla in cambio, quell’amore che ci rende realmente liberi, è ciò a cui aneli da sempre? Bisognerebbe saper rendere più libera anche la speranza e non limitarla al non imbattersi in salite lungo il percorso, al riuscire a trovare un angolino all’ombra dove ripararsi per consumare il pranzo, all’aver capito male e che non si debba davvero tornare a piedi in hotel, ma al contrario, spingerla più in alto, fino a cercare lo sguardo di un Crocifisso che sembra guardare altrove, per scoprire che quello sguardo ti precede e ti segue, perché puoi ritrovarlo incrociando quello degli altri: quello triste e stanco di chi è provato dalle difficoltà della vita, quello dolce di chi è pronto a donarsi, quello arrabbiato di chi si sente escluso e deluso, quello aperto di chi porta con sé un dolore ma riesce a guardare il mondo con fiducia, quello insoddisfatto di chi non ha ancora capito cosa sta cercando, quello sorridente di chi ti fa sentire al sicuro.

E, se guardi meglio, lo ritrovi anche nella bellezza dei luoghi, dei monumenti, delle opere d’arte descritte minuziosamente da Mario, con competenza e passione. Infine, senti che quello sguardo si posa su di te quando, davanti alla tomba di un uomo morto ottocento anni fa, che tra l’altro avevi già visitato, avverti ancora quell’emozione che ti fa accapponare la pelle. E quale souvenir potresti mai portarti a casa, se non quello di riscoprirti ricca di gratitudine ma al tempo stesso sempre più povera e bisognosa, con tanta voglia di continuare il cammino? Forse è proprio questa la speranza più grande, non quella di arrivare, ma quella di continuare a partire. Non quella di aver trovato tutte le risposte ma quella di conservare nel cuore il desiderio di cercarle ancora.

Forse è proprio questa la speranza più grande, non quella di arrivare, ma quella di continuare a partire. Non quella di aver trovato tutte le risposte ma quella di conservare nel cuore il desiderio di cercarle ancora.
Teresa Todisco

.

.

.

IL GUSTO DELLA VITA

Tratto da:

Campo adulti 2026  • Orvieto, Assisi, Spoleto, Todi

svg