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E se non finisse più l’estate?

E se non finisse più l’estate? Immagino te lo sarai chiesto anche tu, all’ennesimo risveglio tormentato tra lenzuola zuppe di sudore. O dopo un altro bollettino in tivvù che annunciava la terza, la quarta, un’ultimissima ondata di calore anomalo. Girando in macchina di prima mattina che erano già ventotto gradi, ti sarai domandato: ma quando arriva settembre, quando finisce l’estate? E se non finisse mai?

Ti invito a considerarla un’ipotesi plausibile. Anzi, sperabile.

E non per gli scenari apocalittici di un mondo in fiamme che ribolle come un forno (confidiamo pur sempre nell’istinto di autoconservazione della natura umana). Piuttosto, per quel che l’estate significa per le nostre comunità parrocchiali, nella nostra beneamata diocesi di Sorrento-Castellammare in cui non si va in “vacanza” ma si cerca pienezza, d’estate; in cui siamo stati allenati e allevati, preti e laici, a considerare i mesi torridi come i più fecondi per dissodare campi e gettare semi; entro i cui confini aleggia una sorta di smania, un’euforia, un entusiasmo, una fretta, una gioia, una voglia, una speranza, una leggerezza, un’allegria, una fiducia incrollabile: abbiamo un’altra estate a disposizione…diamoci da fare, andiamo, non c’è tempo da perdere!

Perché è vero: ci si disperde d’estate, e i gruppi si sfaldano. Le Messe domenicali sembran deserti disertati, e quelle feriali delle saune inconsolabili. D’estate si ha molto tempo, troppo tempo, per indugiare in altre vite e magari evadere dal tedio del quotidiano.

Eppure – almeno qui, per noi cui la sorte ha riservato luoghi deliziosi – estate ha in allegato pure altri effetti collaterali, davvero utili per chi vuol lanciarsi nell’avventura della fede: le lunghe sere a godersi un refolo di vento dopo il tramonto accolgono racconti inesprimibili nel grigiore delle fatiche invernali; la bellezza del creato in estate brilla: il verde è più verde e il mare è più profondo, e il cielo sembra avere più stelle e gli occhi si aprono, costretti quasi dell’armonia delle forme; i viaggi, i cammini, un quaderno e una penna, una chitarra e il fuoco, anche una fetta di pizza a casa di amici ti fa credere che tutto sia ancora possibile e che è bello vivere, è bello vivere. D’estate ci si innamora più facilmente il che non è impedimento alla fede ma acceleratore di particelle per chi crede in un Dio d’amore che ha preso carne, corpo, vivida umanità nella persona di Cristo.

Tra qualche giorno riprenderà la scuola, finiranno gli ultimi campi e indosseremo una maglia di filo dopo le sette. Speriamo però che l’estate non finisca del tutto: conservi il nostro animo la voglia matta di partire e vivere appieno, con gli altri e per gli altri, quella che solo d’estate, mai come nelle nostre estati in parrocchia, si accende e brilla.

Come il sole a mezzogiorno.

 

don Paolo Anastasio

E se non finisse più l’estate?

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