Dieci anni fa usciva in radio il singolo “Vorrei ma non posto” scritto e cantato da J-Ax e Fedez. Divenne ben presto un tormentone estivo, tanto da raggiungere in pochi mesi il disco di platino, con più di 350000 copie vendute. Il successo del brano stimolò una piccola discussione sul senso morale del testo che mette in evidenza alcune distorsioni della nostra società.
Da quando sono genitore, ogni volta che ascolto questa canzone, pongo l’attenzione su parte di una strofa che recita:
Mi ha sempre colpito la consapevolezza che hanno avuto questi due artisti, all’epoca non ancora papà, nell’affermare con la loro semplicità un concetto molto potente: quello che ogni genitore dovrebbe essere un esempio positivo per i figli. Ed in effetti è così, perché i figli imparano prima di tutto dai gesti familiari. Le mancanze di cui spesso li accusiamo non sono altro che i fallimenti che noi perpetriamo ogni giorno senza nemmeno accorgercene.
Molti sociologi stanno lanciano ripetuti allarmi sulle conseguenze di questo nostro atteggiamento, ma sembriamo sordi. Ci esortano a riprenderci il ruolo che ci spetta e ad acquisire nuovamente quell’autorevolezza che abbiamo smarrito nel momento in cui, illudendoci, abbiamo iniziato a sentirci amici dei nostri figli. Questo continuo de-responsabilizzarci, scaricando addosso agli altri le nostre mancanze, ci ha delegittimato ai loro occhi e di conseguenza li ha autorizzati a trattarci come loro pari. Non si assiste più ad uno scontro generazionale, ma ad una resa da parte nostra che ha eliminato anche il gusto della contesa. La conseguenza è che non siamo più dei riferimenti da seguire, criticare, superare, ma tristemente degli “analfabeti genitoriali” incapaci di trasmettere loro sogni, valori, visioni e soprattutto empatia.
Allora se veramente vogliamo il bene dei nostri figli facciamo uno sforzo e cerchiamo di ripensare al nostro ruolo di genitori, magari riproponendo una “genitorialità 1.0”, capace di riscoprire valori autentici con cui riaccendere il fuoco ardente della passione in ognuno di loro. Serve autorevolezza per svolgere un compito così difficile ed è per questo che i primi ad accettare questa sfida dovremmo essere noi. Tornare ad essere adulti non è complicato basta crederci ed impegnarsi. Come tutti i mestieri anche questo si impara. Iniziare a parlare più spesso e magari confrontarsi sulle varie esperienze può essere un primo passo. Insieme possiamo farcela… proviamoci.

Charmaine Ng | Architecture & Lifestyle Blog
Settembre 4, 2020 at 4:24 am
This is perfect for my boyfriend to read as he’s had a rough background with his father – going to share it now! (c)
Jackie
Settembre 4, 2020 at 4:24 am
This is so well done. Thank you for sharing this post. I lost my dad 3 years ago and I think these questions are a great guide for how to handle the tough days. (c)
Jenn I
Settembre 4, 2020 at 4:25 am
Thanks for this. My mom passed away 5 years ago and my dad has dementia. These holidays are always a little off for me now, to the point that I don’t want to celebrate them. Oddly enough, Mother’s Day is easier because everyone knows about my mom, but Father’s Day…… Father’s Day is just hard. He doesn’t know what day it is, so it’s hard to acknowledge it. But then I feel like a bad daughter…. ugh. So thanks. This will help. (c)
Weekly Read | 6.24.17 - You, Me & DC
Settembre 4, 2020 at 4:25 am
[…] little bit of a serious blog read here, but I was particularly moved by the Wit & Delight article about Father’s Day being different for some people. It is primarily about what to do when your relationship with your father isn’t what you […] (c)
mitssubishi triton
Settembre 4, 2020 at 4:26 am
thanks your post , so helpful (c)