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Dipendenze giovanili: smartphone, social e relazioni tossiche nella sfida educativa dei genitori

Ci sono incontri che ti arricchiscono e ti stimolano la mente; appuntamenti che ti aiutano a riflettere su argomenti che ti preoccupano, ma di cui spesso senti parlare superficialmente in talkshow televisivi, frequentati solo da opinionisti inesperti. Per questo quando ho letto il titolo dell’intervento sulle dipendenze che della dott.ssa Alessandra Rosa Rosa avrebbe fatto a Gragnano, nell’ambito dell’iniziativa “il Gusto della Vita” promossa dalla Parrocchia San Leone II, ho pensato che era un’occasione da non perdere. Ascoltando le sue parole è maturata in me la consapevolezza che nessuno può ritenersi estraneo da questo mondo e per questo è bene conoscerlo approfonditamente. Capirne i segnali e applicare subito dei correttivi è fondamentale per non aggravare la condizione di “dipendenza”.

Una prima riflessione che ho maturato nei giorni successivi è legata all’etimologia della parola che deriva dal latino de-pendere, ossia “pendere da”. Ne consegue che l’uso del termine sottintende una condizione di subalternità di un soggetto rispetto a qualcuno o qualcosa. Questa condizione sembra essere insita nell’essere umano, che fin dal grembo materno ha bisogno di qualcuno che l’aiuti a “sopravvivere”. Basti pensare al feto che senza l’alimentazione indiretta non si sviluppa. Pertanto, in quest’ottica, la dipendenza è una condizione umana inevitabile che non ha nulla di negativo.

 

Paradossalmente, però, nella società contemporanea questo termine è utilizzato soprattutto per stigmatizzare delle orribili abitudini. Pensiamo ad esempio alla dipendenza dalle droghe, dal gioco d’azzardo, dalle relazioni tossiche, dal lavoro ossessivo, dagli smartphone, da una genitorialità opprimente, dalla sessualità ostentata, dall’apparire ed ora anche dall’intelligenza artificiale. Capita poche volte di sentir parlare di dipendenze positive come quella del feto che  “dipende” dal cordone ombelicale che lo lega alla madre.

Questa anomalia diventa ancora più insensata se consideriamo che il termine “indipendenza” (che dovrebbe contrapporsi in senso positivo a quello di dipendenza) è oggi più che mai utilizzato per giustificare questi atteggiamenti, in nome di una presunta libertà che sfocia di solito in libertinaggio incondizionato. Mi sembra evidente, infatti, che l’indipendente non è più chi, nel rispetto delle regole, contribuisce a creare dei nuovi valori condivisi capaci di rendere l’uomo libero, ma colui che, in nome di una sua personale libertà, pone se stesso al centro di tutto “indipendentemente”.

 

Allora viene da chiedersi: come si esce da questo corto circuito? La dott.ssa Rosa Rosa ci dice di guardare in faccia la realtà e non nasconderci dietro un dito. La sua pluriennale esperienza nella cura delle dipendenze patologiche ci racconta di percorsi terapeutici che partono dall’analisi delle cause (che ho scoperto possono essere anche genetiche e quindi ereditarie) per poi approdare alle cure e successivamente all’avvio di un piano di controllo per evitare la recidiva: perché (anche questo ho imparato) basta un piccolo segnale per riaccendere il desiderio della dipendenza, anche dopo molti anni dalla guarigione.

Uno dei racconti che da genitore mi ha più colpito è stato quello di una madre che ha salvato il figlio dalla tossicodipendenza con i suoi NO! Per il bene di quel giovane ha dovuto usare tutto l’amore possibile per non cedere alla tentazione di un aiuto facile. Mi ha fatto riflettere molto a quante volte io non so dire NO, neanche a me stesso! Oggigiorno, infatti, l’autoassoluzione è forse una delle dipendenze più diffuse tra noi genitori e dire SI è più facile che dire NO: l’importante è scaricarsi quanto prima del problema. Un esempio per farmi comprendere meglio: siamo a cena, i bambini piangono perché vogliono il cellulare, meglio darglielo e continuare a fare i propri comodi piuttosto che interagire e capire se c’è un problema. Del resto perché non darglielo visto che

siamo i primi a tenerlo in mano, isolandoci dal contesto? La giustificazione che ci diamo il più delle volte: tocca anche a noi rilassarci, “indipendentemente” da tutto.

 

Alla luce delle parole ascoltate nell’incontro ho analizzato il contesto quotidiano con cui mi relaziono e penso che sia necessaria una presa di coscienza collettiva. Le preoccupazioni di noi genitori/educatori sono tante, ma la prima cosa da capire è che anche noi dobbiamo iniziare un percorso di recupero. Vorremmo la risposta pronta a ogni problema e qualcuno che ce la dia bella e pronta, confezionata, senza sforzo. Ciò che invece ci dice Alessandra è proprio il contrario: bisogna vigilare, osservare, ascoltare, comprendere, insomma investire del tempo per capire dove si annida la dipendenza e cercare di colmare quel vuoto. Ci vuole fatica e impegno, proprio come quella madre che, restando apparentemente immobile davanti allo sconquasso della vita del figlio, ha dimostrato una forza incredibile, cambiando così le sorti di quel ragazzo, per sempre.

Abbiamo bisogno di esempi positivi e di dare esempi positivi cercando di trovare il giusto equilibrio con noi stessi e nelle relazioni, evitando di immergerci in modi fintamente fantastici o ancora più grave di trasformarci in fanatici seguaci di cattivi maestri da cui “dipendere”.

Educate voi stessi e i vostri figli alla libertà e fate sviluppare in loro il senso critico, senza troppe costrizioni. Usate l’imposizione soltanto quando è davvero necessario”
Alessandra Rosa Rosa

sono queste le parole con cui Alessandra ha concluso l’incontro, parole piene di speranza, che dovremmo fare nostre e che a me hanno portato alla mente il testo della canzone “A modo tuo” (scritta da Luciano Ligabue e portata al successo da Elisa) che dedico alla mia piccola Sarah.

A modo tuo (Luciano Ligabue 2013)

Sarà difficile diventar grande

Prima che lo diventi anche tu

Tu che farai tutte quelle domande

Io fingerò di saperne di più

Sarà difficile

Ma sarà come deve essere

Metterò via i giochi

Proverò a crescere

Sarà difficile chiederti scusa

Per un mondo che è quel che è

Io nel mio piccolo tento qualcosa

Ma cambiarlo è difficile

Sarà difficile

Dire: “Tanti auguri a te”

A ogni compleanno

Vai un po’ più via da me

[Ritornello]

A modo tuo

Andrai a modo tuo

Camminerai e cadrai, ti alzerai

Sempre a modo tuo

A modo tuo

Vedrai a modo tuo

Dondolerai, salterai, cambierai

Sempre a modo tuo

Sarà difficile vederti da dietro

Sulla strada che imboccherai

Tutti i semafori, tutti i divieti

E le code che eviterai

Sarà difficile

Mentre piano ti allontanerai

A cercar da sola quella che sarai

[Ritornello]

A modo tuo

Andrai a modo tuo

Camminerai e cadrai, ti alzerai

Sempre a modo tuo

A modo tuo

Vedrai a modo tuo

Dondolerai, salterai, cambierai

Sempre a modo tuo

Sarà difficile lasciarti al mondo

E tenere un pezzetto per me

E nel bel mezzo del tuo girotondo

Non poterti proteggere

Sarà difficile

Ma sarà fin troppo semplice

Mentre tu ti giri

E continui a ridere

[Ritornello]

A modo tuo

Andrai a modo tuo

Camminerai e cadrai, ti alzerai

Sempre a modo tuo

A modo tuo

Vedrai a modo tuo

Dondolerai, salterai, cambierai

Sempre a modo tuo

Mario Notomista
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