Close

I verbi delle Ceneri sono accomunati da un prefisso duro, in apparenza, dal suono stridente. Ri-tornare. Ri-conciliarsi. Ri-compensare. “RI”, ovvero di nuovo, ancora, ancora un’altra volta, ulteriormente, più a fondo.

In effetti il mercoledì delle Ceneri e i primi giorni di Quaresima sono accomunati da un senso epiteliale di confidenza. Sarà per le giornate che si allungano o per i ricordi delle celebrazioni in parrocchia, e dei passaggi già avuti con Dio in varie tappe della nostra storia: sappiamo che è la nostra occasione. Ci è data l’opportunità di ricominciare, di provarci ancora. Ma riprovare a fare cosa?

Lo suggeriscono plasticamente le ceneri da cui saremo sporcati stasera. Segnano il deterioramento di ogni vitalità che ora manca. Dicono la verità dei nostri slanci più nobili: tutto, in natura, segue una linea discendente…il corpo si affatica, gli entusiasmi si affievoliscono, l’amore si stempera col passare del tempo e il nostro desiderio di Vita rischia di seccare. È un dramma! Ne abbiamo tanta paura. Ci prende una specie di smania che ci costringe a scappare e correre forte, come se dovessimo mordere la vita prima che passi. Nomi, occasioni, affetti, cose, titoli, gratificazioni.

Il risultato? Un pugno di cenere.

L’invito della Liturgia di oggi è a ri-vedere questa impostazione sino a ribaltarla. Cosa fare di nuovo, che normalmente non riesce? Semplicemente fermarsi. Accogliere. Stare. Fare spazio. Attendere un incontro. Gustare il poco che si ha, come si gusta il pane. E rallentare. Chiudere la porta della stanza. In altre parole “convertirsi” che, letteralmente (nella traduzione originaria), indica proprio il ritornare indietro facendo la strada a ritroso. E non per diventare migliori (questa è storia vecchia, mille volte già sperimentata e sofferta) ma per riconoscere quel po’ che si è, ascoltando questa voce che da dentro invita a riprovarci ma insieme, a ritornare sotto uno sguardo amico, come se fosse una casa.

Quelle due lettere, allora, non varranno per noi soltanto come indicazione spaziale (ripetere l’ennesimo tentativo già abbozzato mille volte), ma spingono a fare il contrario di quel che proviamo ogni volta, da soli, con le nostre forze. Ri-formare la vita. Ravvedersi. Rinunciare alle proprie rigidità. Rimettersi in discussione. Ribaltare la scena. Cambiare mentalità, come si rigira una mappa che leggevi al contrario.

Ecco il Vangelo.
Non sforzo personale, ma richiesta di aiuto.
Non solitario miglioramento, ma cammino fraterno.
Non preghiera sporadica, ma slancio del cuore incessante.
Non elemosina come offerta di qualcosa a qualcuno, ma dono di sé a ognuno.
Non digiuno come cibo evitato, ma spazio ricuperato per nutrirsi di ciò che davvero riempie.

 

Buon cammino a tutti. Convertitevi, tornate sui vostri passi. È una buona Notizia!
svg