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Metropolis racconta “In Con Tra”: l’incontro del 21 marzo sotto i riflettori

Sabato 21 marzo, presso la Chiesa di Santa Maria ad Nives, si è svolto il terzo appuntamento dedicato al tema “Social media e disturbi alimentari”. Un momento di grande partecipazione, che ha visto la presenza di genitori, educatori e tanti giovani, segno di quanto l’argomento sia oggi più che mai centrale.

Guidati dalla dott.ssa Mariailaria Verderame, biologa nutrizionista, abbiamo potuto approfondire le cause e le dinamiche dei disturbi alimentari, riflettendo anche sul ruolo sempre più incisivo dei social media nella costruzione dell’immagine di sé e nelle fragilità che possono derivarne.

Un incontro vissuto con attenzione ed empatia, che ha lasciato spazio anche a un messaggio di speranza: si può guarire, ma è fondamentale un lavoro condiviso che coinvolga famiglia e professionisti, in un approccio integrato alla cura.

 

Non è un caso che questo momento sia stato vissuto proprio nel primo giorno di primavera: un segno di rinascita e di vita nuova, che invita tutti a guardare al futuro con fiducia.

 

Il percorso “In Con Tra – Il gusto della vita” si conferma così un’importante occasione di crescita per la comunità, capace di generare confronto, consapevolezza e nuove prospettive.

Esistono dolori che non trovano espressione in nessuna parola, hanno bisogno di tempo. E quando quel tempo è maturo, si tramutano in azioni concrete. È così che prendono vita percorsi formativi, dettati da un profondo di scernimento nel tempo sinodale, che la Chiesa Italiana ha vissuto, raccogliendo oggi i suoi frutti.

 

È quanto accaduto nell’arcidiocesi di Sorrento Castellammare di Stabia, precisamente a Gragnano, nella parrocchia San Leone. Dopo un lungo cammino di ascolto e le numerose richieste, la comunità ha dato avvio a un nuovo percorso di formazione e incontro dal titolo “In Con Tra – il gusto della vita”. Richieste quotidiane, che con il tempo si sono trasformate in un grido di aiuto collettivo, da parte di una comunità spaventata e preoccupata.

 

Il segnale d’allarme più importante arriva con la morte suicida di un giovane ragazzo, vittima di bullismo. Una tragica vicenda, ancora oggi, dopo qual che anno, non chiarita dal punto di vista giudiziario e sulla quale gravano molte ombre. «È proprio da quelle ombre che la città cerca di riemergere», di chiara don Paolo Anastasio, parroco di San Leone. «Cosa possiamo fare come Chiesa per rispondere a tanto sgomento?», si chiede. Una cosa è certa: «Quanto offriamo ogni giorno ai nostri ai nostri giovani, non è abbastanza. Questa estate, durante un campo adulti in Austria, raccogliendo i feedback di gruppi di studio, ne abbiamo avuto ulteriore conferma.

Pubblicato su Metropolis
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